Un rigore al Veleno

Benito Lorenzi SCORRI PER LEGGERE STORIA N.1 / 110

Benito Lorenzi è un’icona dell’Inter, della sua storia, della sua leggenda. In maglia nerazzurra ha vinto due scudetti, segnato 142 gol e fatto impazzire un esercito di avversari. Eppure il soprannome “Veleno” arriva direttamente da mamma Ida, disperata per quella peste di figlio, quella peste che in quasi 20 anni di carriera colleziona una serie di aneddoti e di storie da scriverci un libro: dal soprannome Marisa affibbiato a Boniperti, allo schiaffo a Nyers, alle provocazioni a John Charles, fino a quel famoso limone, protagonista del derby della stagione 1957-58, la sua ultima in nerazzurro.

Camminando col limone in mano vidi Cucchiaroni fermo che guardava l’arbitro sulla destra, nell’istinto mi venne di prendere il limone e metterlo sotto il pallone.

La partita è ferma sull’1-0 per l’Inter quando un contrasto in area tra Pepe Schiaffino e Giorgio Bernardin convince l’arbitro Lo Bello a fischiare il secondo rigore della partita, questa volta a favore del Milan, tra le proteste interiste. Mentre in campo i compagni accerchiano l’arbitro per chiedere spiegazioni, “Veleno” ne approfitta per recuperare fiato ed energie: dalla panchina oltre a una bottiglietta d’acqua, gli lanciano mezzo limone per dissetarsi. E nasce la pazza idea. Mentre i compagni continuano a protestare, Lorenzi approfitta della baraonda e infila quel mezzo limone sotto il pallone già posizionato sul dischetto, in direzione della porta.

I tifosi del Milan, madre di Dio! gridarono “Il limone, il limone!” e il pallone andò fuori sei metri. Si chiuse la partita e si vinse a 1 a 0. Io feci una bella volata, perché molti tifosi volevano saltare nel campo, e ho preso subito gli spogliatoi.

Gli animi si calmano e Cucchiaroni si prende la responsabilità di calciare, non accorgendosi di quella piccola mezza sfera gialla che spunta dal dischetto. Il pubblico rumoreggia, qualcuno urla “Tito, occhio al limone”, ma Cucchiaroni è concentrato, non ascolta, non si guarda intorno. Prende la rincorsa e calcia, ma il limone si fa sentire e il pallone finisce in tribuna, alto, altissimo sopra la traversa, dopo un “cucchiaio” non voluto.

 

Veleno dissimula, corre, abbraccia i compagni e mentre festeggia dà un calcio alla buccia rimasta, per cancellare ogni traccia. Lo Bello non se ne accorge, l’Inter si aggiudica il derby e mentre partono le proteste inferocite di giocatori, allenatore e dirigenti del Milan, Lorenzi si defila, testa bassa e camminata veloce verso il tunnel. Lorenzi, cattolico praticante, qualche anno dopo ammetterà: «Ho confessato tutto. Ho detto “Ho fatto una scorrettezza” e il prete che mi ha confessato era un interista e si è messo a ridere».

Benito Lorenzi

Benito Lorenzi (Borgo a Buggiano, 20 dicembre 1925 – Milano, 3 marzo 2007), arriva all’Inter nel 1947 per 12 milioni dall’Empoli. In nerazzurro totalizza 142 reti in poco più di 300 presenze, vincendo due campionati nel 1952-1953 e nel 1953-1954. Vero idolo dei tifosi nerazzurri, imprevedibile in campo e uomo devoto fuori, colleziona anche 14 presenze in Nazionale.