Nel nome del padre

Sandro Mazzola SCORRI PER LEGGERE STORIA N.5 / 110

“Quest’ chi l’è minga el so papà”. “Non è bravo come suo papà”, sospirava qualcuno tra il pubblico a ogni partita di Sandro Mazzola nelle giovanili dell’Inter. Certo non era facile essere all’altezza di Valentino Mazzola, stella del Torino e della Nazionale italiana negli anni ‘40. A quei tempi, il piccolo Sandro teneva per mano il padre durante l’ingresso in campo prima di ogni match, fino al 4 maggio 1949, giorno del tragico incidente aereo di Superga, in cui il capitano del Grande Torino morì con tutta la sua squadra.

Il figlio di Valentino comincia a scrivere la sua parte di storia a Torino, dove aveva finito il padre. Nel giugno del 1961 si gioca Juventus-Inter, un recupero di campionato ormai ininfluente a cui il presidente Angelo Moratti manda per protesta la squadra Primavera. I bianconeri vincono 9-1 contro una compagine di ragazzini, ma Sandro riesce comunque a segnare, su rigore, il gol della bandiera. “Di nascosto andavo a vedere le partite di tuo padre. Era il più grande”, gli dice a fine partita Giampiero Boniperti, il capitano degli avversari. Non può immaginare che il suo erede sarebbe presto diventato un’icona per tutti i tifosi nerazzurri, protagonista di quella gloriosa formazione che guidata dal “mago” Helenio Herrera avrebbe conquistato tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali in quattro anni.

Il primo trionfo europeo arriva a Vienna, nel 1964, contro il Real Madrid: Mazzola ha 21 anni e nel sottopassaggio si incanta a guardare gli avversari, leggende del calcio come Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás. In campo però le sue gambe non tremano e Sandro segna una doppietta, decisiva nel 3-1 finale. Dopo il fischio finale gli si avvicina proprio Puskás, uno dei suoi idoli, con una maglia in mano. “Ragazzo, tieni la mia camiseta. Io ho giocato contro tuo padre, tu sei degno di lui”.

Sandro Mazzola

Sandro Mazzola (Torino, 8 novembre 1942) figlio di Valentino, ha legato il proprio nome a quello dell'Inter, con la quale ha giocato dal 1960 al 1977 collezionando in totale 565 presenze e 158 reti, capitano per 7 anni, dopo Mario Corso. Con la maglia nerazzurra ha vinto quattro campionati nazionali, ma soprattutto due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Terminata la carriera agonistica, ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali all'interno del club nerazzurro, tra cui direttore sportivo dal 1995 al 1999. In Nazionale dal 1963 al 1974, ha vinto l’unico europeo della storia azzurra nel 1968.